Il nostro sport d’elite nel tiro sportivo

Claudio Portavecchia / Comprendiamo meglio il sistema dello sport d’elite e delle speranze in un’intervista con il
presidente nazionale FST Luca Filippini.

Signor Presidente, caro Luca, dal 2017 presiedi la Federazione Svizzera di Tiro, una delle maggiori del Paese con i suoi ca. 130’000 aderenti. Sappiamo che la FST è molto attiva nello sport di massa, uno su tutti il “tiro in
campagna” la più grande festa di tiro mondiale, durante la quale ogni anno migliaia di tiratori e tiratrici sparano i 18 colpi del programma con pistole e fucili militari sui poligoni di tutta la Svizzera.

Ma oggi ci concentriamo sulle straordinarie prodezze di Nina Christen che alle Olimpiadi di Tokyo ha agguantato in apertura la medaglia di bronzo nella carabina ad aria compressa a 10m e in seguito la medaglia d’oro nella
carabina 50m, nelle 3 posizioni.

Immaginiamo che risultati del genere non si ottengono per caso…
In effetti si tratta del premio per anni e anni di lavoro, sia di Nina come atleta di punta ma anche di tutta la federazione. Infatti, la via dell’istruzione inizia nell’attività Gioventù+Sport nelle singole società per poi continuare per i giovani più motivati e dotati nei quadri cantonali, regionali fino a giungere in nazionale. A questo livello alcuni anni fa in collaborazione con UFSPO e l’Esercito abbiamo potuto creare il centro nazionale di prestazione a Macolin.
Una struttura d’avanguardia, dove anche Nina vive e si allena.

A onor del vero la FST ci ha abituati alle medaglie olimpiche, quattro anni fa a Rio Heidi Diethelm Gerber conquistò il bronzo nella pistola a 25m…
Beh, sarebbe bello se fosse così. A breve termine è verissimo, anche a Rio nel 2016 la prima medaglia per la Svizzera fu di una tiratrice, Heidi Diethelm che vinse il bronzo alla pistola sport 25m. Non dimentichiamo però che la precedente
medaglia fu quella del ticinese Michel Ansermet alla pistola automatica 25m, ma era a Sydney nel 2000…

Come si accede ai quadri della nazionale?
Bisogna lavorare duramente e raggiungere un certo livello tecnico. Si deve al meglio effettuare tutta la trafila, partendo dalla società, poi passando per i quadri cantonali e regionali. La Federazione nazionale organizza annualmente dei test di elezione: oltre ai risultati che si ottengono agli Shooting master (gare di qualifica che si svolgono più volte nel corso dell’anno e a cui i
candidati devono mostrarsi ed ottenere buoni risultati) la federazione nazionale organizza un test all’anno denominato PISTE, che segue le indicazioni di Swissolympic per detettare i talenti. In questo test oltre ad e sercizi fisici, di mobilità ecc. si fanno anche interviste con medici e psicologi dello sport.

Questi atleti sono professionisti?
Non tutti i membri dei quadri della nazionale sono semi-professionisti. Attualmente abbiamo due atleti che fanno parte dell’esercito, come militari a contratto: si tratta di Nina Christen e di Jan Lochbiehler. Loro sono stipendiati dall’esercito al 50% ed inoltre hanno vitto e alloggio a Macolin. Oltre a loro vi sono altri 2-3 atleti stipendiati nella stessa misura dalla federazione. Non dobbiamo dimenticare che un grande aiuto ai tiratori incorporati nell’esercito viene dato loro da quest’ultimo: infatti questi atleti hanno diritto a 130 giorni all’anno (come per gli altri sportivi di punta) con perdita di guadagno. Si tratta dunque di servizio militare obbligatorio e volontario che ammonta comunque ad un 50% di lavoro e permette loro di allenarsi e gareggiare con una certa sicurezza finanziaria. Al giorno d’oggi, a livello internazionale, per competere con i migliori al mondo bisogna disporre del tempo necessario per allenarsi e non è più pensabile farlo nei ritagli di tempo come sportivo amatoriale…

Come e dove si allenano i nostri?
La maggior parte dei semi-professionisti vive e si allena a Macolin. Da quest’anno abbiamo introdotto anche un sistema che permette a coloro che stanno per giungere in nazionale di cominciare a vivere ed allenarsi a Macolin. Oltre all’allenamento tecnico al poligono (abbiamoal vecchio arsenale di Bienne un poligono indoor a 50/25m con 10 bersagli, come pure un poligono a 10m) vi è una parte di allenamento che si svolge senza sparare o addirittura senz’arma. Sto pensando alla parte di muscolazione, di allenamento di fitness e mentale come pure la fase di recupero e rigenerazione. Non è che il migliore tiratore è colui che vive al poligono…

Sistemi paralleli
Esistono anche delle eccezioni: ad esempio Heidi Diethelm, si allenava normalmente con il suo tema privato nella Svizzera orientale, e si recava a Macolin solo per i campi di allenamento. Anche Jason Solari, nazionale alla pistola, si allena spesso in Ticino, permettendogli così di lavorare al 50% presso il suo datore di lavoro in valle di Blenio. Si reca poi alle competizioni e ai campi di allenamento con gli altri nazionali

A carriera conclusa quali possibilità intravvedono di inserirsi nel mondo del lavoro…
Per i più giovani è importante che carriera sportiva e formazione vadano di pari passo, sia che si tratti di studio oppure di apprendistato. In Ticino abbiamo la scuola sportivi d’élite o il liceo sportivo, inoltre esiste anche la possibilità di allenarsi fuori cantone in internato presso una scuola sportiva.
Al termine della carriera, o meglio dopo alcuni anni di carriera, la FST offre la possibilità a chi lo desidera di seguire corsi per diventare allenatore e così trasmettere alla fine della propria vita di sportivo attivo le conoscenze acquisite alle giovani leve. Importante è mostrare ai nostri atleti che c’è uno sbocco dopo la fase di tiratore internazionale.



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